powered by ODEO

lunedì, aprile 25, 2011

Non solo musica, … ma PAROLE

  • Roberto Vecchioni: “Il libraio di Selinunte” e “Le parole non le portano le cicogne”.

Due libri della ns. Biblioteca da segnalare: non solo per le sollecitazioni culturali, anche glottologiche (il secondo romanzo), stimolanti soprattutto per studenti ginnasiali, ma pure per i riferimenti alla profonda riflessione popperiana sulla scienza e sui suoi “corollari” di carattere filosofico e sociologico…

  • Da Il libraio di Selinunte

La parola ha un seme, nasce e si allunga verso la luce che trova, si spezza, germoglia e muta petali, si adatta al tempo, al clima, si trasforma per sopravvivere; la parola ricorda: ricorda come eravamo, perché siamo, come sare­mo, ricorda nell'intimo della sua essenza, in una memoria che sopravvive ai suoi nuovi colori e ai suoi vecchi signi­ficati, perché se le cose le ha create Dio, le parole sono le cose ricreate dagli uomini: è quel nome, la vita. (Prefazione p. XI)

I Greci adoravano invece la legge, la perfezione, le istituzioni, l'intelligenza, la famiglia, la città, la parola data: queste e altre cose diventarono dèi, ebbero un nome, un aspetto umano. Ma i Greci non hanno mai adorato nessuno, né Era, né Zeus, né Demetra. Hanno so­lo costruito segni che sono simboli delle certezze che ave­vano nel cuore e nella mente, punti visibili sulla terra, una geografia di idee che diventavano cose. E parole. (p. 60)
----------------------------------------------------------------------------------

  • Da Le parole non le portano le cicogne

Tutto ciò che senti in te, dentro di te è senza forma e figura. La parola riunisce quel guazzabuglio di segnali, impulsi, picchiettii, reazioni, for­micolii che ti farneticano dentro; ne fa un fascio e li col­lega a un suono, a tanti suoni che, zac, buttan fuori quel­lo che in te è misterioso, intraducibile, orfico appunto. (p. 52)

Questa è la poesia della matematica, - disse guardando nel vuoto, - l'imperfezione della sua perfezione. Il numero è una parola mancata, una parola imperfetta. Nel matematico c'è tutta la genialità e il dolore di costruire co­pie conformi al vero: appena le ha finite, le confronta, le ammira, ecco che il vero se ne va altrove, cambia faccia, sembianze. Il matematico è un artista senza fine, il più grande, il più disperato. (p. 148)

La verità della scienza

Karl Popper ritiene parziale, congetturale, non definitiva qualsiasi teorìa scientifica. In altre parole, secondo lui la conoscenza è sempre soggetta al­l'errore. Il fine della scienza non è arrivare alla verità, ma al­la scoperta dell'errore. Non è la perfezione, ma l'eliminazio­ne per gradi dell'imperfezione. (p.175)

.. e applicazione di tale concetto di Popper al campo politico-sociale

Non è la «maggioranza» a caratterizzare una democrazia. La maggio­ranza può benissimo sbagliare. Un popolo può inconsapevol­mente inseguire dei miraggi per una momentanea illusoria interpretazione del proprio «utile». Pensi a Hitler e a Stalin, non erano maggioranze quelle che loro rappresentavano ? No. La democrazia non si definisce attraverso la maggioranza e il suo volere, ma solo attraverso l'accettazione del dissenso, l'as­senza totale di intolleranza. La democrazia non è la perfe­zione, ma la correzione continua dell'errore... (p.176)


... e per finire:

Dio stesso nasce con la sua prima parola. … La sillaba om oppure aum, secondo la Nadabindu Upanişad che è poi la rivelazione religiosa più antica, quella vedica, indiana, indoeuropea. (p. 55)

Chi non ricorda la profonda suggestione suscitata da Folco Terzani quando, lo scorso anno, la pronunciò nell’incontro tenuto nell’Aula Magna del Liceo?


Etichette: , , , , , ,